La mancanza di competenze è l’ostacolo più citato dalle imprese alimentari che valutano l’IA

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La redazione

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15/10/2026
La mancanza di competenze è l’ostacolo più citato dalle imprese alimentari che valutano l’IA

Nel 2025 il 69% delle imprese dell’UE che producono alimenti, bevande e tabacco e che avevano valutato l’uso dell’intelligenza artificiale (IA) senza adottarla indicava come motivo la mancanza di competenze adeguate, secondo l’indagine di Eurostat sull’uso delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione (TIC) nelle imprese. Due anni prima la quota era del 78%. Nello stesso periodo la quota di chi citava i costi è scesa dal 55% al 41%, mentre quella di chi indicava la mancanza di chiarezza sulle conseguenze giuridiche è salita dal 38% al 44%. Una nota politica pubblicata il 14 ottobre dal Centro comune di ricerca (JRC) della Commissione europea rileva lo stesso andamento nei dieci settori che esamina e indica la mancanza di competenze come il principale ostacolo a un’ulteriore diffusione dell’IA.

La maggior parte delle imprese alimentari senza IA non l’ha mai presa in considerazione

Delle imprese di alimenti, bevande e tabacco che nel 2025 non usavano l’IA, solo l’11,6% l’aveva mai presa in considerazione, contro il 5,4% del 2023, per cui i motivi raccolti dall’indagine provengono da circa un’impresa senza IA su nove. Nell’insieme delle imprese dell’UE la quota era del 14,2% e cresce con le dimensioni, dal 12,7% delle piccole imprese al 36,5% delle grandi. L’indagine copre le imprese con almeno 10 addetti, quindi non fornisce dati né sulle aziende agricole né sulle microimprese alimentari.

Costi e dati preoccupano meno che nel 2023

Tra le imprese alimentari che hanno valutato l’IA, la quota che riteneva i costi troppo elevati è scesa dal 55% del 2023 al 41% del 2025, quella che segnalava difficoltà legate alla disponibilità o alla qualità dei dati dal 51% al 42% e quella che indicava l’incompatibilità con apparecchiature, software o sistemi esistenti dal 50% al 44%. Il JRC osserva la stessa tendenza in quasi tutti i settori strategici e la interpreta come un segnale che l’IA è diventata più accessibile nei costi, più facile da reperire e più facile da integrare nei sistemi che le imprese già usano. Secondo la sua misurazione, la mancanza di competenze come ostacolo è calata di 8,2 punti percentuali nell’agroalimentare, il calo più forte dei dieci settori.

Queste quote si riferiscono solo alle imprese che hanno valutato l’IA, un gruppo che nel periodo è più che raddoppiato in proporzione alle imprese senza IA. Il calo della quota di un motivo indica che quel motivo pesa meno all’interno del gruppo, e il JRC avverte che non significa necessariamente che meno imprese ne siano interessate.

Crescono i dubbi giuridici e i timori per la protezione dei dati

Nel 2025 il 44% delle imprese alimentari che avevano valutato l’IA citava la mancanza di chiarezza sulle conseguenze giuridiche del suo uso, contro il 38% del 2023, e il 40% il timore di violare le norme sulla protezione dei dati e della privacy, contro il 32%. Entrambe le quote restano sotto la media dell’insieme delle imprese dell’UE, pari rispettivamente al 54% e al 53%. Nell’insieme dei settori strategici, il JRC ha rilevato che tra il 2023 e il 2025 l’incertezza normativa è aumentata più di qualsiasi altro ostacolo, e nella sua nota chiede progetti pilota e sperimentazioni in condizioni reali che diano chiarezza giuridica alle imprese.

Anche le regole sono cambiate dopo l’indagine del 2025. Il regolamento (UE) 2026/1744, noto come Omnibus digitale sull’IA e adottato l’8 luglio 2026, ha rinviato gli obblighi per i sistemi di IA ad alto rischio al 2 dicembre 2027 o al 2 agosto 2028, a seconda della categoria. Lo stesso regolamento concede agli Stati membri tempo fino al 2 agosto 2027 per rendere operativo almeno uno spazio di sperimentazione normativa per l’IA, un ambiente in cui i sistemi di IA vengono testati sotto la supervisione delle autorità. Da ottobre 2025 il Service Desk della Commissione sul regolamento sull’IA (AI Act Service Desk) risponde alle domande delle imprese e offre uno strumento che aiuta un’impresa a verificare se è soggetta agli obblighi del regolamento.

I grossisti si preoccupano della protezione dei dati più delle imprese alimentari

Eurostat non pubblica dati distinti per il commercio all’ingrosso di prodotti alimentari, ma i suoi dati sul commercio all’ingrosso nel complesso descrivono l’estremità commerciale della filiera. Nel 2025 usava l’IA il 23% dei grossisti, contro il 12% delle imprese di alimenti, bevande e tabacco, e il 19% dei grossisti che non la usavano l’aveva presa in considerazione. Tra questi, il 73% citava la mancanza di competenze, il 54% i timori per la protezione dei dati e il 53% la mancanza di chiarezza sulle conseguenze giuridiche, mentre le difficoltà legate ai dati, al 47%, superavano i costi, al 39%.

Mano con pennino su un tablet davanti a un campo di cereali maturi

In un’indagine del JRC su 1.444 aziende agricole, il costo elevato era l’ostacolo più frequente alle tecnologie digitali, citato dal 53% degli agricoltori

Per gli agricoltori il costo viene prima della mancanza di competenze

Le aziende agricole restano fuori dall’indagine di Eurostat, per cui i dati più vicini vengono da un’indagine del JRC su 1.444 aziende agricole di nove Stati membri, tra cui Grecia, Spagna e Italia, condotta tra giugno e ottobre 2024 e dedicata alle tecnologie digitali in generale, non solo all’IA. Il costo elevato era l’ostacolo più frequente, citato dal 53% degli agricoltori, seguito dalla scarsa conoscenza delle tecnologie disponibili (37%), dalla mancanza di sostegno pubblico (34%) e dalla mancanza di competenze informatiche in azienda (32%). Solo il 9% indicava la riservatezza dei dati come ostacolo all’adozione, ma tra gli agricoltori che condividono dati per via elettronica il 66% si preoccupa della riservatezza e della sicurezza, il 47% dell’uso che verrà fatto dei dati e il 37% di chi ne sia il proprietario. Gli autori sottolineano che il campione non è rappresentativo dell’intera UE e che, poiché l’IA si basa sull’uso di grandi volumi di dati, le preoccupazioni per la loro sicurezza, proprietà e controllo dovranno essere affrontate perché le aziende agricole la adottino.

Dal 12 settembre 2025 il regolamento sui dati riconosce agli utenti di prodotti e macchinari connessi, agricoltori compresi, il diritto di accedere gratuitamente ai dati generati dalle loro attrezzature e di condividerli con terzi di loro scelta.

Ogni ostacolo rilevato dall’indagine si può verificare prima di adottare l’IA

  • Competenze: qualcuno in azienda deve usare lo strumento, controllare ciò che produce e correggerlo. Dalla modifica di luglio 2026, il regolamento sull’intelligenza artificiale chiede ai deployer, cioè alle imprese che utilizzano sistemi di IA, di adottare misure per sostenere l’alfabetizzazione in materia di IA del proprio personale, senza imporre un livello preciso, e alla Commissione e agli Stati membri di aiutare le imprese più piccole a farlo. I poli europei dell’innovazione digitale, finanziati al 50% dall’UE, offrono formazione e la possibilità di provare tecnologie digitali prima di investire.
  • Conseguenze giuridiche: l’impresa deve sapere chi risponde di un prezzo proposto o di una prenotazione effettuata da uno strumento di IA, e chi li approva prima che arrivino a un cliente o a un fornitore. Queste risposte vanno scritte nel contratto con il fornitore dello strumento e nelle regole interne di approvazione dell’impresa.
  • Protezione dei dati: la domanda è quali dati escono dall’impresa quando il personale usa lo strumento, compresi quelli di clienti e fornitori, e dove vengono trattati.
  • Dati e compatibilità: uno strumento che non sa leggere gli archivi esistenti dell’impresa né collegarsi ai suoi sistemi aggiunge lavoro invece di ridurlo.
  • Costi: per le imprese alimentari è l’ostacolo che è calato di più dal 2023, cosa che il JRC collega al fatto che l’IA è diventata più accessibile nei costi.

Fonti